Domenico Induno, Ritratto di fanciulla, Emilia Trezzini
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Domenico Induno, Ritratto di fanciulla, Emilia Trezzini
Domenico Induno, Ritratto di fanciulla, Emilia Trezzini

Domenico Induno

( Milano, 1815 – ivi, 1878 )


Ritratto di Emilia Trezzini

26 x 19
scuola lombarda

Maggiori informazioni

Olio su tela, firmato in alto a sinistra.

Dimensioni del dipinto cm 26 x 19 circa, dimensioni compresa la cornice cm 39,5 x 32. 

Note

Al retro della carta la scritta a mano, in corsivo, "Maria Elvira Celia Mendez de Bernasconi / 1977"

Al retro della cornice, etichetta

Provenienza

- originariamente famiglia Bernasconi, collezione Felix e Juan Bernasconi,

- per lascito ereditario, collezione Anna Maria Elvira Celia Mendez de Bernasconi (iscrizione al retro)

- vendita Christie's, London, 1987

- collezione privata Milano, Italia

-

Note storiche sulla collezione Bernasconi

Il capostipite della famiglia Bernasconi e iniziatore della fortuna economica fu Giovanni Bernasconi (1830-1899), nato a Mendrisio, Svizzera ticinese, ed emigrato con la moglie Giuditta Bolzani (1829-1899) in Argentina nel 1855 per cercare fortuna. In Argentina avviò un commercio di pellame grazie al quale costruì in breve tempo una piccola fortuna che seppe sapientemente investire in molteplici altre attività commerciali e immobiliari. Dal matrimonio di Giovanni e Giuditta nacquero sei figli: Alfonso (1850-1920), Angela (1852-1923), Felice (1854-1858), Felix (1860-1914), Juan (1862-1920) e Maria (1869-1953). 

Dopo un quindicennio di permanenza quasi esclusiva in Argentina, nei quali non persero comunque mai i rapporti con il canton Ticino e con l'Italia, nel 1869 - 1870 i Bernasconi riportarono la propria residenza principale a Mendrisio. Qui Giovanni, a partire dal 1871, fece costruire un'imponente dimora di stampo neoclassico chiamata "Villa Argentina", realizzata su progetto dell'architetto Antonio Croci. Bernasconi si distinse per il suo impegno filantropico, che spesso si esprimeva anche nel mecenatismo verso artisti e uomini di cultura. Giovanni e Giuditta iniziarono così a raccogliere anche una collezione d'arte, ma furono poi soprattutto i loro figli Felix e Juan a diventare veri e propri collezionisti di dipinti, disegni, stampe e oggetti d'arte. 

Dal Ticino proseguivano rapporti commerciali importanti con l'Argentina e con l'Italia, divenendo presto frequentatori dei circoli più esclusivi di Milano. Qui, sul finire del XIX secolo, intessero rapporti con molti pittori contemporanei lombardi, comprandone le opere. 

I Bernasconi divennero così i maggiori collezionisti privati di Mosè Bianchi, Pompeo Mariani e molti altri artisti dell'epoca. La collezione così formata divenne la più grande concentrazione di opere di questi maestri in mani private.

Quando Juan morì nel 1920, la collezione cessò di crescere e fu custodita dalla sorella Maria a Villa Argentina. Una piccola parte fu donata in memoria della famiglia ai musei svizzeri e italiani (Museo Civico di Lugano, Pinacoteca Ambrosiana) e nel 1941 diverse dozzine di opere di Mosè Bianchi furono donate al comune di Milano.

Dopo queste donazioni, altre migliaia di dipinti e disegni rimasero nella famiglia Bernasconi e vennero divisi per successione ereditaria fra i vari rami della famiglia in Ticino e in Argentina. Una parte considerevole finì ad Alfonso Bernasconi Peluffo (Buenos-Aires 1909-1973) e a sua moglie Marià Elvira Celia Méndez (Buenos-Aires 1927-2005), che fece catalogare tutte le proprie opere nel 1977: a seguito di questa catalogazione sono state apposte le scritte che leggiamo anche sul retro di questa opera. Questo nucleo di dipinti e disegni finì poi sul mercato a partire dal 1987, nelle vendite organizzate da Christie's, Londra, nel 1987, 1988 e 1989.

I dipinti e i disegni del XIX secolo furono venduti principalmente in tre aste: 27 marzo 1987 (parte I), 29 aprile 1988 (parte II) e 15 dicembre 1988 (parte III); le stampe di questo stesso periodo, l'11 aprile 1989 (parte IV). Altre vendite successive a Christie's a Londra contenevano ancora alcuni dipinti di questa provenienza (ad esempio quella del 18 marzo 1994).